L di Libernauta

Ciao, mi chiamo Manuel. Nel mondo ci sono tante cose; ci sono io, ci siete voi, ci sono gli altri. Ci sono tante persone, tanti cibi, tanti suoni, tanti animali, tante scuole, tanti libri, tanti film, tanti viaggi, tante emozioni. Ognuna di queste cose lascia un segno. La Grafica, almeno per come la intendo io, […]

Ciao, mi chiamo Manuel. Nel mondo ci sono tante cose; ci sono io, ci siete voi, ci sono gli altri. Ci sono tante persone, tanti cibi, tanti suoni, tanti animali, tante scuole, tanti libri, tanti film, tanti viaggi, tante emozioni. Ognuna di queste cose lascia un segno. La Grafica, almeno per come la intendo io, si occupa di questi segni. Le prove tangibili, o comunque visibili, di qualcosa che esiste e che ha qualcosa da dire. Quando ho iniziato ad occuparmi della grafica di Libernauta, ho avuto molto su cui riflettere. Un progetto che entra in contatto con tante persone, in tanti luoghi, con tante storie. Tanto, tanto, tanto. Quante volte l’ho già scritto? Ebbene, questa abbondanza è l’origine del mio lavoro. Passandola al setaccio, con cura e col tempo, piano piano rimangono solo i pezzetti più grandi. A questi pezzetti poi se ne mischiano altri, casuali o progettati. Ed ecco così apparire un personaggio, una writer, per l’esattezza. In una biblioteca buia, con una posa di piena soddisfazione dopo aver lasciato un logo fluorescente sul muro. Voi però non la conoscerete mai, perché poi ho pensato che sarebbe stato meglio non utilizzare un personaggio, pur non rinunciando alla narrazione. Ecco allora che rimane il logo, birichino e un po’ spavaldo; sotto di lui appare una porta, una soglia. Come tante di quelle soglie che si attraversano quando leggiamo una storia, quando entriamo in un altro mondo. Quando si cresce. E i libri? Eccoli, sistemati su due scaffali, ai fianchi della porta. A terra, due bombolette usate. In un angolo una poltrona, su cui sono posati dei libri. Qualcuno in questo luogo ha letto e ha scritto, evidentemente. Ma poi dove se n’è andato? Avrà varcato la soglia? Sarà tornato da dove è venuto? Oppure avrà iniziato qualche avventura? Difficile dirlo, ma nessuno ci vieta di immaginarlo. Per quanto riguarda invece la composizione delle immagini e dei colori, gli spunti sono davvero vari e non faticherete troppo a riconoscerli, con un po’ di impegno. Se siete fuori concorso per età, forse riconoscerete un Poltergeist dietro alla porta della Biblioteca; la stessa porta inquietante tipica di molti film horror degli anni ’90. Se siete più giovani, invece, ritroverete nella palette fluo quei colori che vengono utilizzati durante alcune feste notturne, oppure durante concerti hip hop. Per altri la luce verdastra nel buio rimanderà a qualcosa di alieno, misterioso, ma non necessariamente minaccioso. Perché se ancora non lo sapete, Libernauta è un concorso a premi per terrestri curiosi. Infatti, se guarderete attentamente l’indirizzo del sito scritto nella locandina, forse nella vostra testa partirà la colonna sonora di Star Wars, e inizierete a vederla scorrere verso l’alto, verso l’infinito. Sperando di non avervi tediato, concludo parlando del lettering: occupandomi di inclusività in vari ambiti della comunicazione visiva, non la amo particolarmente come parola. Perché per fare davvero inclusività, spesso basterebbe non nominarla. Ma questo è uno di quei casi in cui si parla, per cui vi dirò solo che la scelta è ricaduta su Biancoenero, una font molto bella e funzionale, cosiddetta  “ad alta leggibilità”. Disegnata da type designer di prim’ordine in collaborazione con una psicologa cognitiva, ha l’obiettivo di rendere la lettura un’operazione meno faticosa. Per il logo, invece, come già detto, si è giocato con un alfabeto preso dalla Street Art; il capolettera è la bocca di uno smiley composto dai numeri romani che indicano l’edizione del concorso. Salutandovi, auguro a tutti, Libernauti o accompagnatori, una partecipazione piacevole e attiva. Ma soprattutto ci auguro di saper sempre trovare qualcosa di interessante da leggere; sia un libro, un’immagine o il volto di qualcuno a cui si vuole bene (o che non si sopporta, fate voi).