Il mio vaccino per il coronavirus. Di Elisa Orlando

5 marzo 2020, le scuole italiane chiudono ed inizia la mia “reclusione forzata” in un piccolo appartamento a causa del coronavirus.
Più volte mi sono ripetuta “impazzirò rinchiusa per chissà quanto in casa!”
Il mio unico vaccino in questo periodo? Senza dubbio la lettura! Solo così posso viaggiare ovunque, persino nel tempo saziando la mia curiosità e sete di emozioni.
Aggrappata a questa via di fuga continuo a divorare libri: la mia ancora di salvezza! Poi mi viene proposto di scrivere questo articolo. Tra l’entusiasmo e la paura di non essere all’altezza decido di mettermi in gioco e di cogliere l’opportunità.
Ed eccomi qui a scrivere i miei pensieri su due romanzi molto diversi fra loro per linguaggio, stile e contenuto: “Irmina”di Barbara Yelin e “Ophelia” di Charlotte Gingras.
Ciò che mi ha spinto a scegliere Irmina è stato soprattutto il fatto che fosse un romanzo a fumetti, un tipo di espressione che conosco poco e quindi motivo per me di maggiore curiosità.
In questo romanzo, che mi ha particolarmente coinvolta, si rievoca un’epoca drammatica, quella della Germania degli anni Trenta attraverso i drammi interiori di un’intraprendente ragazza tedesca che finisce per accettare le atrocità del regime aderendo ad un sistema di terrore e silenzio che le offre agevolazioni.
É davvero triste constatare come una persona possa cambiare in modo così sostanziale!
Mi ha colpito molto la capacità dell’autrice di rappresentare la protagonista in modo così credibile ed umano ed ho apprezzato la sua scelta di dare più spazio nel romanzo alla raffigurazione della quotidianità del popolo tedesco piuttosto che alla descrizione del periodo storico, già ampiamente documentato e studiato a scuola da noi ragazzi.
Disegnato con notevole abilità dall’autrice, questo libro mi ha portato a riflettere sulle atrocità del potere, su quanto a volte siano fragili i propri ideali, sull’indifferenza che uccide ma anche sull’importanza della memoria collettiva destinata a tramandarsi per non dimenticare.
Scriveva Primo Levi “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.
Emerge quindi la necessità e il dovere di vigilare affinché quanto successo non si ripeta mai più.

Ophelia è invece un toccante ed intenso romanzo di formazione adatto ad un pubblico giovane come me che ha così l’opportunità di assistere a processi di crescita e maturazione simili ai propri.
In questa realistica storia di accettazione di se stessi e degli altri vengono trattate tematiche importanti: bullismo, diversità, sessualità, amicizia ed emarginazione attraverso un linguaggio aspro e numerose immagini che contribuiscono, secondo me, ad arricchire le pagine del romanzo. Esse accompagnano, infatti, i pensieri e le emozioni dell’adolescente Ophelia rafforzando la trama.
L’autrice descrive con molta efficacia le vulnerabilità di Ophelia e le sue trasformazioni avvenute grazie anche al potere dell’arte, della scrittura e soprattutto dell’amore nato per un suo coetaneo: Ulisse con il quale Ophelia condivide uno spazio-rifugio.
Un sentimento forte il loro che li travolge distruggendo la rabbia e la paura che li isolava per lasciare il posto a una gioia nuova.
In questo autentico romanzo emergono anche i dubbi, i desideri e le sensazioni spesso discordanti di noi adolescenti, le armature che a volte ci costruiamo per sentirci meno vulnerabili e soprattutto il grande bisogno di trovare nella propria vita “rifugi” dove sognare, sentirsi protetti ed essere se stessi.
Ophelia per continuare a vivere ne aveva costruiti tanti. Il suo stesso nome come quello scelto per sé da Ulisse possono essere considerati rifugi.
Anch’io ho i miei: la scrittura e la lettura.
Fin da piccola ho utilizzato un diario per sfogare, senza filtri e controlli formali, emozioni, tensioni e paure che diversamente sarebbero rimaste soffocate, ma anche per riflettere su me stessa e su gli altri imparando a “misurare” difetti, pregi e limiti.
Ma è la lettura il mio attuale rifugio, il mio spazio privato che allarga il mio immaginario, il mio pensiero e mi conduce verso l’interiorità.
In questo periodo storico così complesso in cui tante certezze si sgretolano e tutti siamo chiamati a collaborare stando a casa, per combattere il coronavirus credo sia vitale mantenere dei “rifugi” di questo tipo che ci permettono di uscire dalle nostre case e dalle preoccupazioni per il futuro.
“Una casa senza libri è come una stanza senza finestre.” ( Marco Tullio Cicerone).