L’anno in cui impari a raccontare le storie

Questo libro è la sintesi perfetta di avventura, suspense, impegno civile. Ambientato nel 1943, all’ombra delle due guerre, è il racconto di una ragazzina alle prese con situazioni difficili ma vitali: una nuova compagna di classe prepotente e violenta, un incidente gravissimo e un’accusa indegna contro un uomo innocente. Annabelle imparerà a mentire e a dire la verità, perché le decisioni giuste non sono mai facili.

Autore

Lauren Wolk è una scrittrice, poetessa e artista statunitense. Si è laureata in Letteratura inglese alla Brown University.
Il suo romanzo per ragazzi L’anno in cui imparai a raccontare storie (Salani Editore 2018), è in corso di pubblicazione in più di dieci Paesi. Bestseller del New York Times e vincitore del Newbery Honor.

Rating: 4

25 pensieri su “L’anno in cui impari a raccontare le storie

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    Hanna Bruno dice:

    Annabel ha 12 anni e vive in un paesino della campagna inglese negli anni '40. La famiglia la educa ad una mentalità aperta e le dà la sicurezza necessaria per affrontare senza paura e non cedere alle minacce di una ragazzina nuova arrivata a scuola dalla città, Betty. Chi ci rimette è Toby, un uomo definito "strano", inevitabilmente provato dalla guerra, che tenta in silenzio di aiutare Annabel. Accusato ingiustamente viene a sua volta aiutato da Annabel che si mostra coraggiosa e matura.

    La storia è triste ma appassiona il lettore, è scritta con un linguaggio semplice che arriva diretto. I personaggi sono ben caratterizzati e l'autrice rende bene il contesto di guerra e l'organizzazione familiare del tempo.

    Rating: 4
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    Andrea Cecilia Gandoli dice:

    Ho odiato questo libro con tutto il mio cuore e probabilmente non lo leggerò mai più. Non è la scrittura nè la storia, non sono i personaggi e tanto meno lo stile, è qualcosa di più. ho letto le ultime pagine di questo libro accanto al letto di mia nonna solo 12 ore prima che mi salutasse definitivamente e, come Annabelle, ci sono ancora molte domande che le vorrei fare, vorrei poter avere il mio pomeriggio nella stalla con lei e farmi raccontare della sua vita, come non ha mai fatto. Ho odiato vedere Toby morire, voglio dire, ce n'era proprio bisogno, so che la storia così è completa e forma un circolo perfetto, ma ce n'era davvero così tanto bisogno? Aveva già pagato le sue colpe con tutti i demoni che aveva dentro, perchè non ha trovato la sua pace sulla terra ma è dovuto andare in paradiso per farlo??

    Non lo rileggerò mai più, o forse sì, forse avrebbe senso farlo, o forse no.  Ma sono molto sicura che Annabelle e i suoi fratelli hanno cambiato parzialmente il modo in cui vedo il mondo e mi hanno insegnato contemporaneamnte a fidarmi di più e di meno delle persone.

    "Qualcuno nasconde una serpe dentro di se, e ora la serpe si è svegliata"

    Rating: 5
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    lucia.dicaporiacco@gmail.com dice:

    Questo libro è difficile da recensire.
    In copertina ci sono moltissime scritte che sostengono quanto sia bello, sensazionale, rivoluzionario… Odio queste scritte. Qualunque buon lettore sa che un libro non deve essere giudicato dalla sua copertina, allora perché inserire tutta quella pubblicità? 
    Insomma, serve solo a farti creare un immenso cumulo di aspettative, che raramente vengono soddisfatte.
    Il libro non è certamente brutto, non fraintendetemi, ma non mi ha appagata a pieno. Partirò alla rovescia, dal finale: tutto il racconto ruota intorno ad un fulcro centrale che è l'errore di giudicare una persona dalle sue apparenze, che sia una bambina bionda dall'aria innocente o un vagabondo trasandato. Alla fine della storia Toby muore, e zia Lily riconosce il suo errore nell'averlo creduto un criminale solo dopo aver ritrovato una spilla che attestava il suo sevizio nell'esercito e il suo valore. Ovvero, continua a giudicarlo esclusivamente tramite terzi: si ricrede perché lui aveva quella spilla (che potrebbe aver rubato, adottando il nome dell'uomo che la possedeva), e non perché ha tirato fuori Betty dal pozzo.
    Per quanto riguarda invece lo stile, durante tutta la prima parte del volume il narratore usa la tecnica dell'anticipazione, tentando così di spingere il lettore a proseguire, creando suspence. Non adoro questa tecnica, che ritengo essere una forzatura non necessaria.
    Comunque illustra molto bene il disagio dei reduci di guerra nell'affrontare il ritorno a casa, e il prevalere nella gente dei pregiudizi sopra alla razionalità.

    Rating: 3
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    Niccolò Malaman dice:

    Un piacevole romanzo , di facile lettura. Racconta la storia di una ragazzina di 11 anni che cerca di far emergere la verità, raccontando però bugie. Ambientato nell'America del 1943 , quando in Europa imperversa la seconda guerra mondiale. La serenità di un paese di campagna, abitato dalle solite persone , viene sconvolta da due nuove presenze: il solitario Toby, un reduce della prima guerra mondiale che ha combattuto in trincea, e Betty, una ragazzina prepotente, mandata dai genitori a vivere dai nonni per cercare di recuperarla. 

    Il romanzo propone problematiche attuali : il bullismo, la discriminazione e il pregiudizio .Annabelle cerca di combatterle a modo suo , coinvolgendo alla fine anche la sua famiglia. 

    Rating: 4
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    Alessia Priori dice:

    Talvolta affinché la verità trionfi è necessario lottare con l'arma della bugia e questo Annabelle lo ha imparato alla giovane età di dodici anni. Siamo nel 1943 e il clima della Seconda Guerra mondiale non risparmia nemmeno una piccola cittadina della Pennsylvania, dove il dolore e la morte si nascondono dietro le stelle dorate della bandiera in ricordo ai caduti, sotto ai banchi vuoti dei ragazzi assenti a scuola, negli sguardi d'odio verso i concittadini di origine tedesca. Annabelle è una ragazza molto matura per la sua età, caratterizzata da una profonda fiducia negli altri, che la priva di quel morbo comune un po' a tutti: il pregiudizio. È forse infatti l'unica a non avere paura del misterioso e taciturno Toby, che trascorre le giornate a spasso per la foresta, trascinandosi dietro il peso di ciò che ha vissuto sul campo di battaglia. Questa caratteristica la porta però a porgere il palmo aperto in segno di amicizia a Betty Glangarry, ragazza di città trasferitasi dai nonni, che invece di accettare l'offerta di pace, prende di mira Annabelle, rendendola oggetto di orribili minacce. Arriva così la necessità di imparare a raccontare storie, dapprima piccole, sufficienti a giustificare l'apparizione di un grande livido violaceo, ma poi sempre più grandi. Infatti si sa che una bugia tira l'altra e quando l'agghiacciante cattiveria di Betty s'imbatte in Toby, il quale, per proteggere l'unica persona che non lo teme, indirizza l'odio gratuito della piccola bulla su di sé, Annabelle impara non solo a mentire per difendere la verità, ma anche a prendersi la responsabilità delle sue azioni e delle sue parole, affrontandone a testa alta le conseguenze. Appena dodicenne indossa le vesti di paladina della giustizia e armata di bugie bianche tenta il possibile per dimostrare l'innocenza di Toby, verso il quale Betty per prima ha puntato il dito, provocando così la condanna da parte di tutta la collettività: Toby è quello strano, quello che non parla mai, che vive lontano da tutti e da tutto, non può dunque che essere il colpevole.

    “L'anno in cui imparai a raccontare storie” non è però una favola e nella vita reale sono più le volte in cui la verità e la giustizia cadono sconfitte che quelle in cui trionfano sul male; Annabelle è solo una ragazzina e come le dice Toby non può controllare tutto, “Ed è arrogante da parte tua illuderti di poterlo fare”. La violenza delle sue parole è sottile, ma come qui riesce ad insinuarsi fra le righe inchiostrate delle pagine di carta, che coinvolgono il lettore con una scrittura nitida e chiara, nella realtà s'infiltra dietro ogni prepotenza e ogni pregiudizio. Questo però non abbatte l'ostinazione della giovane protagonista, che rappresenta un vero e proprio faro di speranza : “Se la mia vita non era che una nota di sinfonia infinita, dovevo cercare di farla risuonare il più a lungo e il più forte possibile”.

    Consapevole dei suoi limiti, pur sconfitta, continua a battersi per un futuro privo di ingiustizie, cercando di far prevalere la fioca voce della verità sulle grida della menzogna.

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    marta lanfrancotti dice:

    Questo libro credo uno tra i più belli e appasionanti che io abbia letto fino ad ora.L'inizio della storia è un po' lento però appena iniziano i vari problemi tutta la storia diventa più ineressante e coinvolgente.La fine è sconvolgente perchè io, personalmente, non pensavo che srebbe finito in questo modo ma devo dire che mi è comunque piaciuto molto e mi ha fatto emozionare. La parte che mi è piaciuta di più è quando Toby racconta ad Annabelle la sua storia perchè si capisce il motivo del suo strano attegiamento e perchè si porti sempre dietro quei tre fucili.Credo che sia veramente un bel libro con anche un ottimo messagio e spero che lo legghino in molti.

    Rating: 5
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    Letizia Marranci dice:

    Il libro può inizialmente apparire infantile a causa della giovane protagonista ma ben presto, leggendolo, appare evidente come sia in realtà un libro profondo, che tratta temi importanti non visti attraverso occhi di una bambina ma bensì attraverso quelli di una giovane donna che ne cerca una soluzione e che, grazie a tutto ciò che si trova a vivere, riesce a formarsi ed a crescere. Dal titolo appare infatti evidente come il momento della narrazione sia un passaggio decisivo nella vita della giovane Annabel che, attraverso le sue avventure, non impara solo a raccontare storie ma anche a viverle con la consapevolezza e la razionalità di un adulto.

    Essendo la protagonista anche la narratrice, il libro è ovviamente scritto in modo abbastanza semplice ma estremamente intrigante e scorrevole, per niente superficiale.

    La storia, filtrata attraverso la mente di una ragazzina, è viva, vibrante, colorata e appassionante, ti permette di calarti totalmente nel personaggio di Annabel, viverne le insicurezze, appassionarti ai personaggi che sono espressivi e di spessore, hanno un carattere forte. Ti ritrovi, come del resto Annabel, a voler bene di cuore al forte Toby che si capisce nascondere un cuore grande ed un passato che lo è ancora di più. Ti ritrovi infastidito dai gesti di Betty, dalle sue bugie, ma non puoi fare a meno di essere colto da una grande tristezza nel momento della sua morte. 

    Il libro racconta una storia di amore, di odio, di bugie, di paure ma soprattutto di verità ed offre moltissimi spunti di riflessione permettendoci anche di capire come, come Annabel scoprirà, è sempre più ampia ed intricata di ciò che si può pensare.  I temi affrontati nel libro sono davvero tra i più svariati, dal razzismo, alla paura, al rapporto familiare ma ritengo che uno dei principali sia da ritrovarsi in un concetto molto semplice ma altrettanto vero: non fidarsi mai delle apparenze. Betty, che sembra essere una dolce, innocente ragazzina con un bel fiocco sui capelli è in realtà spietata e crudele, pronta a far subire il più debole soltanto per il proprio personale piacere. Ciò è probabilmente dovuto al passato di Betty, che ha sicuramente contribuito a renderla così ma che non giustifica le sue azioni, anzi. Così come per Betty, anche per Toby il passato è una parte importante del suo essere ma lui, seppur segnato da ciò che ha passato, decide di tenerlo nascosto, per quel che può, e, anche se nella sua stranezza, si rivela sempre gentile con chiunque. Se Betty era un "lupo travestito da agnello", Toby è l'esatto contrario. Appare burbero, freddo e indiscutibilmente strano ma non per questo lo è. È invece disposto a tutto per dimostrare gratitudine ad Annabel ed  alla sua famiglia oppure per salvare la vita di una ragazzina nonostante tutto ciò che quest'ultima gli aveva fatto. È per questo che il libro ci insegna, come zia Lily scoprirà, come mai bisogna basare il nostro giudizio su una persona sul suo aspetto fisico, poiché chiunque è capace di raccontare una bella storia ma sono i fatti che, alla fine, determinano il valore di una persona. 

    Questo libro racchiude al suo interno la suspence di un bel giallo, quell'impronta infantile di un romanzo di formazione, le emozioni tipiche di una storia adolescenziale ma anche il cuore caldo di un sincero ed inaspettato rapporto di amicizia.

    È un libro che da voce a tutti coloro che hanno una storia alle spalle, una vita che li ha cambiati e che aspetta solo di qualcuno che sappia farla riemergere poiché ogni storia è degna di essere raccontata. 

     

     

     

     

     

    Rating: 5
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    Simona Picone dice:

    Non sapevo davvero cosa aspettarmi quando ho iniziato "L'anno in cui imparai a raccontare storie". Inizialmente, avendo letto la trama, temevo che fosse troppo incentrato sulla guerra, e arrivata circa a metà del libro ho cominciato a credere che si trattasse di un giallo. Quello che ho ottenuto alla fine è stata invece una storia appassionante, che ti tiene con il fiato sospeso fino alla fine, e non solo: mi ha dato piccole lezioni di vita che cercherò sempre di ricordarmi. Mi rendo conto che una breve frase letta in un libro non ci può cambiare da un giorno all'altro, ma vorrei poter essere capace di portare nella mente passi come questo per sempre:
    "[…] E che certe persone non avrebbero mai sentito la mia piccola voce, qualunque cosa io avessi da dire.
    Ma poi mi passò per la mente un pensiero più bello, e fu il pensiero che portai via con me quel giorno: se la mia vita non era che una nota di una sinfonia infinita, dovevo cercare di farla risuonare il più a lungo e il più forte possibile.
    "
    Credo che il romanzo mi sia piaciuto così tanto anche perché sono riuscita a immedesimarmi nella protagonista. Ubbidiente, altruista, sensibile e intraprendente allo stesso tempo. Il modo in cui la scrittrice la fa parlare all'interno della storia è semplice ma bellissimo. Sono stata colpita particolarmente da una frase che in poche parole rappresenta il carattere della protagonista, e penso un po' anche il mio:
    "[…] L'ultima che tolsi dalla parete raffigurava un falco posato sul Guscio di Tartaruga. Stavo per lasciarla lì perché era bellissima, ma alla fine la presi perché era bellissima.

    Rating: 4
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    Chiara Pelacchi dice:

    Questa storia mi è piaciuta moltissimo, l’ho adorata dall’inizio alla fine: è piacevole, scorrevolissima, interessante poiché parla anche della guerra, appassionante in una maniera incredibile e così reale…

    Il lettore riesce perfettamente a immedesimarsi nella protagonista, forse anche perché la storia è scritta in prima persona, e capisce e comprende le emozioni e i pensieri di tutti i personaggi, provando simpatie o antipatie per ognuno di essi. Inoltre la storia è veramente verosimile e ambienti e personaggi sono descritti in maniera magnifica, si riesce a immaginare ogni luogo e ogni personaggio senza alcuno sforzo.

    Il libro tratta temi molto importanti e delicati che vengono raccontati per mezzo delle esperienze della protagonista, la quale durante tutta la storia affronta un periodo di crescita, un periodo in cui passa dall’essere soltanto una bambina a diventare un’adulta e si responsabilizza prendendo decisioni difficili e imparando a mentire, oppure, come dice il titolo, a raccontare storie. Un tema molto trattato è il bullismo. Si riesce a comprendere benissimo perché molti ragazzi non ne parlano subito con qualcuno: molto spesso sono minacciati, hanno paura o non vogliono riversare tutto sui propri genitori. La protagonista però riesce a raccontare tutto e dice di sentirsi molto più libera, il che è forse anche un incoraggiamento per coloro che affrontano questo tema in prima persona.

    Un altro tema riguarda la guerra e le persone che ne escono. Alcune si chiudono in sé stesse perché non riescono a dimenticare ‘il suono che fa un proiettile quando trapassa un cranio’. Si riescono a capire le sofferenze di coloro che hanno vissuto la guerra e che ne sono usciti vivi, ma morti dentro, e in alcuni casi (come per quanto riguarda un personaggio della storia) continuano a punirsi per anni.

    Un libro meraviglioso che consiglierei vivamente a tutti.

    Rating: 5
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    niccolo03 dice:

    Il libro mi è piaciuto molto perché si legge velocemente ed ha una bella trama. Il libro tratta degli argomenti importanti. È un libro ambientato nel periodo della guerra e trovo la scelta di raccontare la storia dal punto di vista di una dodicenne è un modo per trattare un tema decisamente complesso e impegnativo con gli occhi di una bambina e quindi in un modo semplice e comprensibile a tutti. Il libro parla di una ragazza che impara ad essere forte e a reagire bene in situazioni difficili.

    Rating: 4
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    Erika Bellanova dice:

     

     

    Molto più di quel che sembra…

    Questa ragazzina è incredibile: pensare che a soli dodici anni la sua vita venga stravolta dall’arrivo di una ragazzona è incomprensibile. E anche come Betty, pur di non far ricadere su di sè neanche una sola colpa, ignorando il fatto che le sue azioni danneggino altri, propaghi bugie che alle persone ignare della reale situazione (tutti tranne Annabelle, i suoi genitori ed Andy) appaiano sincere e genuine. Tutte le accuse lanciate al povero Toby, un ex soldato che si è stanziato sulle colline vicine alla casa di Annabelle, non visto già di buon occhio per via delle sue “stranezze”, lo costringono ad andarsene e danno vita ad una vera e propria “caccia all’uomo”. Questo libro racconta tutte queste vicende in un modo così dettagliato e travolgente che ti fa sentire dentro alla storia stessa e ti fa riflettere sulle prossime mosse che dovrà fare la protagonista come se fossero le tue. Penso che nessuno al posto di Annabelle sarebbe riuscito a fare le cose che ha fatto lei, con il suo coraggio e delle riflessioni che nessuno a dodici anni avrebbe mai avuto. Gli argomenti trattati sono anche molto attuali, come il bullismo e i pregiudizi facili, trovare il proprio posto e fare qualcosa, se pur nelle proprie possibilità; è anche questo quello che rende il libro così simile ad una colla potentissima, dalla quale non riesci a staccarti finché non finisco di leggerlo.

    Rating: 4

    Rating: 4
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    Azzurra Falciani dice:

    Un libro che si è rivelato essere molto diverso da come l'avevo immaginato. Mi ero fatta un'idea, guardando la copertina e leggendo il titolo, di un libro semplice, tranquillo, quasi elementare. Ho avuto un preconcetto, è chiaro, e proprio nella trama ne ho trovato uno che si è rivelato essere un po' lo snodo della vicenda. La protagonista del romanzo, Annabelle si trova ad affrontare appunto, il pregiudizio di altri suoi concittadini nei confronti di un vagabondo, un uomo inoffensivo ma condannato da quelle che esternamente si riducono a bizzarie da stravagante, che però scopriremo essere la conseguenza di ferite lasciate dalla Grande Guerra. La storia è infatti ambientata nel '43, in una cittadina della Pennsylvania. Ma non è l'unica battaglia che intraprenderà la nostra risoluta e molto giovane eroina. Dovrà combattere per sopravvivera alle angherie a cui una nuova compagna di classe, Betty, la sottoporrà continuamente e in modo gratuito, senza una vera o precisa motivazione. Questa che potremmo definire come l'antagonista non è cattiva ma si comporta esattamente in questo modo.
    Il filo che collega le accuse contro quell'uomo strano, le prepotenze di Betty, e un misterioso incidente che costerà molto a una cara amica di Annabelle è intricato ma la protagonista riuscirà a sbrogliarlo matassa dopo matassa, nodo dopo nodo. Armata di una sensibilità che gli altri sembrano aver perso, di un forte senso di giustizia e di un'ottima capacità di destreggiarsi fra realtà e finzione uscirà da queste situazioni complicate con qualche rimorso, molto dolore ma rimanendo fedele a sé stessa e difendendo caparbiamente quello che ritiene essere più giusto.

    Rating: 4
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    Matilde Giuliani dice:

    Questo libro è appassionante, interessante e profondo, la protagonista, Annabelle, vissuta nel periodo tra le due guerre mondiali, riesce a trasmetterci un forte senso di coraggio.

    È un libro scorrevole, ben scritto e piacevole da leggere.

    Rating: 3
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    Luca Tartaglia dice:

    In questo  libro la parte che più mi ha convolto è quella in cui Annabelle subisce atti di bullismo da Betty. Nelle scuole vengono molto spesso a parlarci di bullismo, è sempre ci dicono che quando un ragazzo subisce un atto di bullismo deve subito denunciare.  Per noi ragazzi molto spesso ci viene difficile parlare di queste cose con gli adulti e questo è successo anche con la protagonista del libro. Infatti lei non riferiva mai le barbarie che subiva e se le teneva sempre per se, logorandosi dalla paura. Ma alla fine è riuscita ad uscirne grazie all’aiuto di Toby, infatti anche ai giorni nostri per superare queste situazioni difficili serve la mano di un adulto. Un’azione che mi ha colpito di Annabelle è quella dove va a casa di Betty e la soccorre per le gravi ferite che si era inferta, questa è stata una azione di coraggio di Annabelle nei confronti di Betty che l’aveva bullizzata fino a quel momento.

    Rating: 4
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    Xheni Elezi dice:

    Di “L'anno in cui imparai a raccontare storie” mi ha colpito molto il legame che si è creato fra i due personaggi principali, Toby e Annabelle. Pur essendo due perfetti sconosciuti e pur essendosi parlati molto poco il loro rapporto si è rafforzato senza che neanche se ne accorgessero: questo è stato dimostrato proprio nel momento del bisogno; Annabelle ha impiegato un attimo per aiutare quello che sembra essere un caro amico.

    Questo romanzo ha suscitato in me moltissima curiosità durante la lettura; curiosità nel sapere come sarebbe stato risolto il caso e soprattutto sapere se la verità sarebbe salita a galla.

    Infatti, di questo libro mi ha fatto molto riflettere quanto sia importante dire la verità oppure se serve anche mentire purché siano a fin di bene. Bisogna però tenere in conto che quasi sicuramente ci saranno delle conseguenze e che quindi bisogna assumerci la responsabilità di quello che diciamo, che sia vero o falso.

    Questo libro insegna che, come ha fatto Betty, dire una bugia, che in quel momento può sembrare innocua, può nuocere a chi viene chiamato in causa, cioè Toby. Betty ha puntato il dito contro di lui perché secondo l'opinione di tutti è considerato strano, parla poco, porta tre fucili sulla schiena e possiede un'abitazione misera. Sono queste le conseguenze di una società piena di pregiudizi; le persone vengono giudicate in modo sbagliato per quello che hanno o per quello che fanno, anche se, alla fine, non disturbano nessuno.

    Betty ha detto però una bugia che ha riportato conseguenze anche a se stessa.

    Se non l'avesse mai detta, queste conseguenze forse non ci sarebbero state ma come sappiamo la vita non ci permette di ritornare sui nostri passi e cambiare quello che abbiamo fatto.

    Questo libro mi ha insegnato che mentire non significa sempre essere disonesti o spregevoli ma che con le bugie si può difendere qualcuno o qualcosa da ciò che potrebbe accadere.

    Durante la lettura mi sono chiesta cosa sarebbe successo se Toby non si fosse nascosto ma fosse uscito allo scoperto e avesse rivelato come erano andate veramente le cose.

    Credo che se ci avesse provato molto di quello che è successo non sarebbe accaduto perché spesso la verità di fronte alla giustizia esce vincente. Avrebbe almeno dovuto provare a smentire le accuse che gli erano state fatte ma molto probabilmente le sue parole contro quelle di una ragazzina ferita sarebbero state inutili anche a causa delle considerazioni che i cittadini avevano di lui.

     

    Rating: 5
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    Luca Zucchelli dice:

    Siamo nel 1943 in una piccola cittadina di campagna. Annabelle è una bambina di 12 anni che sta vivendo una vita tranquilla e regolare. Conosce Toby, un reduce della prima guerra mondiale con un aspetto non molto rassicurante che però non farebbe del male ad una mosca. Lei e la madre spesso gli portano del cibo e lo aiutano a mantenersi. La felice vita della bambina è sconvolta dall'arrivo di Betty, una ragazza prepotente, che la prende di mira. Dopo qualche tempo Betty accusa ingiustmente Toby di aver scagliato un sasso alla migliore amica di Annaelle, Ruth. Starà ad Annabelle, che sa la verità, far sapere a tutti il vero colpevole.

    Il libro mi è piaciuto molto anche perchè rappresenta il momento in cui un bambino che vive una vita tranquilla scopre che il mondo adulto è un mondo molto più difficile e pieno di persone senza scrupoli.

    Rating: 4
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    Emma Cellini dice:

    L'anno in cui imparai a raccontare storie è un libro di Lauren Wolk. Essendo l'ultimo libro che ho letto, prima di leggerlo mi sono arrivati dei commenti positivi a proposito di esso, però sinceramente non mi aspettavo quello che alla fine ho trovato. Questo libro parla di una ragazzina di soli dodici anni che si trova a vivere delle situazioni molto complicate, tra bullismo e misteri, questa ragazza, molto perspicace, riesce a far valere la sua intelligenza e ha risolvere il caso prima di tutti, cercando sempre di aiutare le persone a lei care. Il finale di questo libro è stato veramente sbalorditivo, tanto che è riuscito a strapparmi anche una lacrimuccia. Raccomando questo libro veramente a tutti perché è scritto molto bene e perché è veramente una storia intrigante e straordinaria fino all'ultima pagina.

    Rating: 5
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    Giorgia Campolmi dice:

    “L’anno in cui imparai a raccontare storie”, di Lauren Wolk, un libro avvincente e coinvolgente. Devo ammettere che inizialmente ero abbastanza incerta nel poter dire “questo libro mi piace!”.  Poi, però, la storia si è fatta pian piano sempre più travolgente. Colpi di scena, delitti, episodi del tutto inaspettati, hanno alimentato la mia curiosità e la mia sete di leggere. Una bambina bullizzata, un’altra ferita all’occhio e successivamente caduta in un pozzo, un’accusa verso un innocente. Come può qualcuno riuscire a frenare la propria curiosità, quando è proprio lei che sta prendendo posizione dentro di te, come Valentino Rossi nelle corse? Non si può, questa è la risposta.

    I personaggi, con le loro parole, mi hanno davvero riempito la mente di pensieri totalmente contrapposti. Vediamo Toby, un superstite della prima guerra mondiale, uomo silenzioso e apparentemente cattivo, ma nella realtà dei fatti incapace di arrecare del male ad anima viva, che viene accusato di aver commesso un reato da Betty. Betty, è una piccola bulla che con le sue parole e il suo aspetto innocente, riesce a far credere agli adulti che la ascoltano  tutto ciò che afferma.

    Questo libro mi ha fatto capire che molto spesso le apparenze ingannano, che la persona dall’aspetto sinistro potrebbe essere invece più dolce e vera di quella “perfetta” a livello estetico. Purtroppo la stragrande maggioranza della popolazione della società moderna si basa sul principio che “essere bello fuori equivale all’essere bello dentro”; insomma, la “kalokagathia” del mondo greco.

    Sono proprio i libri, che ci fanno riflettere sulle nostre azioni e trasmettono tematiche che ignoriamo nella nostra quotidianità, esprimendoli attraverso vicende narrate. “L’anno in  cui imparai a raccontare storie”, questo è uno di quei libri che ti fa capire che talvolta dovremmo dare meno importanza all'aspetto esteriore, e impegnarsi a coltivare il nostro “io interiore”.

    Rating: 5
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    Samuele Bartalesi dice:

    Quello di Lauren Walk è una sorta di giallo, molto particolare rispetto agli altri del genere, ambientata negli anni dell II Guerra Mondiale, la cui protagonista è una bambina carismatica e curiosa di nome Annabelle. Al primo impatto il libro puo’ sembrare noioso, ma nel leggerlo vi accorgerete che non è così; racconto intrigante, molto scorrevole e piacevole da leggere; storia semplice ma allo stesso tempo originale, verosimile ma interessante. Quindi il libro mi è piaciuto molto e lo consiglio a tutti, grandi e piccini!

    Rating: 5
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    Elena Mugnaini dice:

    L'anno in cui imparai a raccontare strorie è un libro molto coinvolgente e con una stroria alla base ricca di colpi di scena e lezioni di vita. 

    Annabelle impara a cavarsela nelle situazioni critiche e a trovare soluzioni a problemi che normalmente non si presentano. Inizia il racconto come una comune bambina che va a scuola,vive in un periodo di guerra e lo termina cambiata, maturata a livello comportamentale e consapevole delle difficoltà che dovrà affronare fino alla morte. Atttraverso le sue esperienze viene trattato anche il tema del bullismo, che porta persone per proprie paure a farsi grandI con altre, e anche quello dell'amicizia "proibita" tra Annabelle e Toby, accusato da tutti per il suo aspetto e provenienza, per un pregiudizio. 

    Questo libro mi è piaciuto molto e le numerose azioni lo rendono molto scorrevole e veloce da leggere. Infatti mi ha colpito particolarmente il modo in cui queste riescono a susseguirsi, conquistando il lettore che si appassiona facilmente. 

    Rating: 5
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    Giulio Accardo dice:

     

     

    Il libro è ambientato negli anni della seconda guerra mondiale e parla di Annabelle, una ragazzina poco più piccola di noi.

    Lei è il personaggio principale ma ce ne sono altri quasi importanti quanto lei, la famiglia, Toby (un veterano della prima guerra mondiale il quale vive in una casa abbandonata), Betty che si può definire l’antagonista dato che bullizzerà Annabelle.

    Annabelle sarà vittima di bullismo da parte di Betty la quale le chiederà di portarle dei soldi perché la reputava piu ricca. In caso Annabelle non avesse obbedito Betty avrebbe fatto male ai suoi fratelli.

    Betty arriverà pure a picchiare Annabelle la quale rimane zitta e non lo dice manco ai genitori,mentre in una seconda occasione sarà salvata da Toby.

    il personaggio che mi è piaciuto maggiormente è Toby perché è molto misterioso, sappiamo che lui ha combattuto la guerra ma non specifica come e dove di preciso. Per la sua misteriosità Toby è il personaggio che mi attrae di più.

     

     

     

    Rating: 5

    Rating: 5
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    Hatim Nehal dice:

    contrariamente ad ogni previsione questo libro non mi ha preso un gran chè, all 'inizio ne ero molto incuriosito perchè personalmente ero molto interessato a un leggero approfondimento sul come una ragazzina possa processare psicologicamente il fatto del sentirsi costretta a mentire per difendere un ragazzo innocente e vittima di pregiudizi.

    In ogni caso se non avessi avuto io aspettative "fuori luogo" magari lo avrei apprezzato di più, anche perchè tutto sommato è un bel libro, il personaggio che più mi ha colpito è Toby per le sue particolarità e per il fatto che veniva giudicato sempre senza essere conosciuto, un po' come è successo e succede ad alcuni ragazzi in età adolescenziale sopratutto, ma in ogni caso potrebbe ispirare, perchè nonostante tutto non sembra dar peso al pensiero altrui e riesce a trovare pace in "piccole" cose come potrebbe essere per lui la fotografica.

    una cosa che mi ha colpito è come Toby con la macchina fotografica si mettesse a fotografare cose che tutti vedevano ogni giorno, ridando loro un importanza che le persone non vedono più perchè ormai dà per scontato qualunque cosa

    Rating: 3
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    Matilde Pelucchini dice:

    Questo libro, anche se qualche parte l' ho trovata un po' macabra, è stato il mio preferito tra i 3 che ho letto. Ho trovato la storia molto bella, felice ma drammatica, con una protagonista pronta ad affrontare tutte le sfide che il futuro le riserva.

    Mi sono piaciute molto le descrizioni del carattere di tutti i personaggi, soprattutto quelle di Toby e Betty. Quando Toby è morto ci sono davvero rimasta male, speravo che una volta andato via dalla città,  avrebbe continuato la sua vita.

     

    Rating: 4
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    Mae dice:

    Questo libro non mi è piaciuto tanto. Leggendo le recensioni altrui mi aspettavo molto. Leggendo i primi capitoli, mi annoiavo, troppi dettagli descritti, racconta una vicenda per poi aggiungere un particolare di essa e per poi perdersi nel racconto. È difficile che un lettore possa continuare di leggere un libro con piacere se non è stato avvolto dai primi capitoli.

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