Primo Bacio, Primo Libro. Di Marco Magnone

 

È la metà degli anni Novanta. L’Italia ancora si lecca le ferite per il rigore decisivo sbagliato da Roberto Baggio l’estate prima, nella finale dei Mondiali di USA ’94, ma io ho altro a cui pensare. Il liceo a cui mi sono iscritto è una sterminata foresta pluviale tutta da esplorare: una giungla che mi affascina e allo stesso tempo terrorizza. Attorno a me ogni mattina ragazzi e ragazze più grandi arrivano a scuola chi in scooter, chi in moto e qualcuno addirittura in macchina. In coda per un panino alle macchinette, li vedo passare le pause tra una lezione e l’altra mano nella mano con i loro partner, e quello che penso sono due cose.
La prima è che non vedo l’ora che qualcosa del genere capiti anche a me.
La seconda è che non ho la più pallida idea di come comportarmi, se e quando succederà.
E così inizio a studiare. I pomeriggi passano scanditi da approfondimenti teorici grazie a Primi baci – una sit-com francese il cui titolo non lascia dubbi su quale sia il tema principale dei suoi episodi – alternati a esercitazioni pratiche col supporto di qualche arancia. Che provo e riprovo a baciare davanti allo specchio di camera mia, fino a irritarmi le labbra. Poi, dopo mesi di allenamenti e immaginazione galoppante, finalmente arriva il momento della verità.
Siamo in gita scolastica, in montagna, è una delle ultime sere. La sala mensa della residenza è stata riadattata nel tentativo di farla somigliare a una specie di piccola discoteca per principainti. I tavoli e le sedie sono stati ammassati contro le pareti e le luci abbassate, uno stereo è stato collegato ad alcune casse per mandare una playlist preparata per l’occasione, un mix di forsennati pezzi dance e mielose ballate. All’inizio la pista improvvisata è deserta, rimaniamo tutti attaccati ai muri come cozze agli scogli. Poi pian piano prendiamo coraggio, muoviamo qualche passo verso il centro della scena, e cominciamo ad ancheggiare scomposti. Prima da soli, poi non più. E quando la ragazza che mi sta di fronte intreccia le dita alle mie, e mi sorride inclinando la testa, ecco – in quel momento – capisco che è giunta l’ora di mettere finalmente in pratica quello che ho imparato. Peccato vada tutto storto.
Sbaglio l’inclinazione della faccia.
E, ancor peggio, la spinta del collo.
L’impatto è una dentata tremenda nella bocca della malcapitata, tanto forte che sono certo di essermi scheggiato un incisivo. Quello che vorrei tanto fare è controllare la gravità dei danni, ma per non peggiorare le cose decido che è meglio evitare di infilare un dito tra le mie labbra e le sue. E così mi lascio scivolare in quel che resta del bacio chiedendomi cose come dove mettere le mani, e se sia meglio tenere gli occhi aperti o chiusi, se possa respirare col naso, o se dovessi forse riempirmi i polmoni prima, come quando nuoti.
Tre secondi dopo quel bacio – ovviamente – era già finito. Ma, per quanto si fosse rivelato un vero schifo, la cosa incredibile è che non vedevo l’ora di riprovarci. E ancora più incredibile è come, da allora, quello stesso bacio mi sia rimasto appiccicato addosso come un tatuaggio, con tutta la forza e la magia che – per quanto imperfette, disastrose o tragicomiche – solo le prime volte sanno avere.
Quest’aspetto però l’ho capito solo col tempo. Sul momento, tornato dalla settimana bianca, visto che la ragazza in questione non sembrava essere dell’idea di concedermi altre chance per impratichirmi, ho cercato di far passare i bollenti spiriti annegandoli in quanto di più lontano ci fosse da quel genere di tormenti. E allora, il meglio che sono riuscito a trovare per riempire il vuoto lasciato nei miei pomeriggi dagli episodi di Primi baci sono state le gesta dall’alto coefficiente di testosterone di Tex Willer e Dirk Pitt. Il primo, un ranger del Texas, è il protagonista degli omonimi fumetti western che non ho mai smesso di comprare e leggere, come ogni mese avessi appuntamento con un vecchio amico. Il secondo invece è l’alter ego di Clive Cussler, maestro di romanzi d’avventura recentemente scomparso, che per primo – a leggere tanto i suoi libri quanto la biografia – mi ha fatto pensare: certo che fare lo scrittore sarebbe proprio figo!

Testo: Marco Magnone
Illustrazione: Alessio Piccini